Per decenni è stato il simbolo della potenza industriale europea. Le auto tedesche non erano soltanto automobili: erano un marchio di affidabilità, innovazione e prestigio. Volkswagen, Mercedes-Benz, BMW, Audi e Porsche hanno costruito un impero che ha dato lavoro a centinaia di migliaia di persone e trasformato la Germania nella locomotiva economica del continente.
Oggi, però, qualcosa si è rotto. E questa volta non si tratta di una semplice crisi ciclica.

Il crollo che nessuno immaginava
Nell’ultima settimana di luglio 2026 sono arrivati uno dopo l’altro annunci che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati impensabili.
BMW ha varato il più grande piano di uscite volontarie della sua storia: circa 8.000 posti di lavoro verranno tagliati entro la fine del 2027, attraverso un programma che verrà offerto, a partire da ottobre 2026, a circa 40.000 dei suoi 85.000 dipendenti tedeschi. Il piano riguarda soprattutto amministrazione e sviluppo, mentre la produzione resta per ora esclusa. Con questo annuncio BMW è stata l’ultima delle tre grandi case tedesche ad arrendersi a una ristrutturazione profonda, dopo Volkswagen e Mercedes-Benz.
Mercedes-Benz ha rivisto al ribasso le stime di vendita e di fatturato per il 2026, prevedendo ora un risultato leggermente inferiore a quello del 2025, a causa soprattutto del crollo della domanda in Cina: le vendite nel secondo trimestre sono scese del 30% nel mercato cinese, e la casa di Stoccarda ha registrato una svalutazione non monetaria di 704 milioni di euro legata alle sue attività cinesi. Una nota positiva: le stime sulla quota di veicoli elettrificati per il 2026 sono state alzate al 23-25%.
Volkswagen, nel frattempo, valuta un taglio fino a 100.000 posti di lavoro a livello di gruppo, il doppio rispetto ai 50.000 già concordati con i sindacati nel 2024, in quella che potrebbe diventare la più grande ristrutturazione nei suoi 89 anni di storia. Sul tavolo c’è anche la possibile chiusura di quattro stabilimenti tedeschi — Hannover, Zwickau, Emden e lo stabilimento Audi di Neckarsulm — che insieme danno lavoro a oltre 45.000 persone. Nel primo trimestre 2026 l’utile netto del gruppo è sceso del 28% a 1,56 miliardi di euro, con ricavi in calo del 2% a 75,7 miliardi. Il CEO Oliver Blume ha dichiarato che i costi operativi di Volkswagen sono circa il 20% più alti rispetto ai concorrenti globali comparabili.

A fine luglio circa 6.000 lavoratori Audi hanno manifestato a Neckarsulm contro la possibile chiusura dello stabilimento, che dà lavoro a circa 15.000 persone e produce i modelli A5, A6, A8 e la e-tron GT. Blume ha indicato l’impianto tra quelli che potrebbero chiudere dopo il 2030 se non si troverà una soluzione alternativa.
Non si tratta più di problemi isolati. È l’intero modello industriale tedesco a essere sotto pressione.
La Cina ha cambiato le regole del gioco (ma il quadro è più complesso del previsto)
Per oltre vent’anni la Cina è stata la miniera d’oro delle case automobilistiche tedesche. Oggi lo scenario è cambiato, ma non in modo lineare come si potrebbe pensare.
Sul fronte europeo, la pressione cinese è reale e in crescita: i marchi cinesi hanno raggiunto una quota record del 10,9% del mercato europeo a giugno 2026, e a maggio hanno superato per la prima volta il 15% delle vendite di sole auto elettriche nel continente. BYD, che a fine 2025 valeva l’1% del mercato europeo, è arrivata al 2,4% nel primo semestre 2026, superando Tesla in immatricolazioni assolute con oltre 174.000 veicoli venduti; anche SAIC (marchio MG) e Chery stanno crescendo rapidamente.
Sul mercato cinese, però, i dati più recenti raccontano una storia meno unidirezionale. Nei primi due mesi del 2026 Volkswagen ha riconquistato il primo posto nelle vendite in Cina con una quota del 13,9%, mentre BYD è scivolata al quarto posto con il 7,1%, con vendite in calo del 35% su base annua: l’effetto principale è la riduzione dei sussidi statali cinesi alle auto elettriche, che ha frenato la corsa dei marchi locali e favorito temporaneamente ibridi e modelli tradizionali. Questo non cancella il problema strutturale — la Cina resta il mercato dove i tedeschi vendono meno auto premium a prezzi più bassi rispetto a un tempo — ma mostra che la traiettoria non è così lineare come spesso viene raccontata.
L’errore dell’elettrico?
Molti analisti sostengono che il problema non sia l’auto elettrica in sé, ma la velocità con cui la Cina è diventata leader mondiale nelle batterie, nel software e nella produzione su larga scala, mentre le case tedesche cercavano di proteggere i profitti dei motori tradizionali. Oggi quel vantaggio accumulato dai costruttori cinesi si fa sentire, soprattutto sui margini.
Non è solo colpa della Cina
La crisi nasce dalla combinazione di più fattori.
I dazi statunitensi complicano le esportazioni: Washington ha minacciato di portare la tariffa sulle auto europee dal tetto del 15% (concordato in un precedente accordo commerciale) fino al 25%. Secondo le stime, un dazio al 25% costerebbe al settore automobilistico tedesco circa 2,5 miliardi di euro l’anno in costi aggiuntivi; altre proiezioni parlano di 3,5 miliardi nel 2026 e 5,7 miliardi nel 2027 per l’intero comparto. L’impatto non è uniforme: Mercedes e BMW hanno grandi stabilimenti produttivi negli Stati Uniti e sono quindi parzialmente protette, mentre Audi e Porsche, che non producono in Nord America, sono le più esposte. Le stime indicano un possibile calo dell’utile operativo (EBIT) del 12% nel 2026 e del 15% nel 2027 per BMW, del 14% e 18% per Mercedes-Benz, e addirittura del 16% e 21% per Porsche. Nei primi tre trimestri del 2025 le esportazioni tedesche di auto verso gli Stati Uniti erano già calate di quasi il 14%.

A questo si aggiungono il costo dell’energia in Europa, molto più alto che in Asia, e una domanda europea ancora debole: la VDA (l’associazione tedesca dell’industria automobilistica) prevede per il 2026 un aumento moderato del 2% delle nuove immatricolazioni in Germania, a circa 2,90 milioni di unità — un livello comunque inferiore di circa un quinto rispetto al 2019, pre-crisi. Le immatricolazioni di auto elettriche dovrebbero invece crescere del 17%, a circa 979.000 unità.
Una crisi che riguarda tutta l’Europa
Il settore automobilistico resta una delle colonne portanti dell’economia tedesca. Secondo i dati più recenti, nel 2025 l’industria automobilistica in Germania impiegava circa 726.000 persone dirette, quasi 47.000 in meno rispetto all’anno precedente e circa 107.000 in meno rispetto al 2019. La VDA ha avvertito che, tra transizione elettrica e svantaggi di localizzazione, entro il 2035 potrebbero sparire fino a 225.000 posti di lavoro nel settore, una stima rivista al rialzo rispetto alle previsioni precedenti: circa 100.000 posti sarebbero già andati persi dal 2019, e altri 125.000 potrebbero seguire.
Ogni posto perso nelle grandi case automobilistiche ha effetti a cascata su migliaia di fornitori, aziende della componentistica, logistica, acciaio, chimica e servizi. Per questo molti economisti ritengono che quanto sta accadendo oggi possa rappresentare uno dei cambiamenti industriali più importanti degli ultimi decenni per l’Europa.
La vera domanda
Per decenni si è pensato che nessuno potesse mettere in discussione il dominio tedesco nell’automobile. Oggi la domanda è un’altra.
La Germania riuscirà a reinventare la propria industria abbastanza velocemente da competere con i nuovi giganti cinesi, in un contesto reso ancora più difficile dai dazi americani? Oppure stiamo assistendo alla fine di un’epoca in cui l’Europa dettava le regole del mercato mondiale dell’auto?
La risposta potrebbe determinare non solo il futuro di Volkswagen, BMW, Mercedes-Benz, Audi e Porsche, ma anche quello dell’intera economia europea.
Fonti
- Reuters, BMW to cut several thousand jobs in latest blow to German auto sector — 29 luglio 2026
- BMWBlog, BMW To Axe About 8,000 Jobs By The End Of 2027 — 29 luglio 2026
- Euronews, Mercedes-Benz cuts sales forecast as profit rises despite China weakness — 28 luglio 2026
- Yahoo Finance / Reuters, Volkswagen job cuts: 100,000 jobs and 4 plant closures planned
- Deccan Herald, Thousands of Audi workers protest over threatened plant closure in Germany — 29 luglio 2026
- Daily Sabah, About 6,000 Audi workers protest over threatened plant closure
- The Guardian, German car industry faces job collapse unless it takes bold decisions to address Chinese threat — 8 luglio 2026
- Deutsche Welle, Germany’s car industry: BMW, Volkswagen, Mercedes, Audi and Porsche cut jobs
- Politico Europe, China is eating Germany’s lunch in the car market
- VDA, Forecasts for 2026: New car registrations in Germany rise slightly
- Automotive News Europe, Chinese brands hit record 10.9% share in Europe in June as MG, BYD and Chery surge — 21 luglio 2026
- Bloomberg, Chinese Brands Snap Up Record 15% of Europe’s Electric-Car Sales — 22 maggio 2026
- Investing.com / Reuters, Volkswagen reclaims top spot in China car sales, BYD falls to fourth as EV subsidies fade
- Al Jazeera, US plans to hike tariffs on EU cars to 25% will hit luxury market the most — 5 maggio 2026
- Yahoo Finance, German auto exports hit hard by Trump tariffs, study shows
- Yahoo Finance, German auto sector loses nearly 50,000 jobs in a year, industry says






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