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Negli ultimi giorni il governo italiano ha sospeso Schengen con la Spagna e ha promosso, insieme alla Danimarca, una lettera firmata da 22 Paesi UE che accusa Madrid di gestire male le proprie frontiere. È un’occasione per guardare ai numeri: quanto pesa davvero l’Italia sull’immigrazione irregolare in Europa rispetto alla Spagna, che fine fanno le persone che sbarcano sulle coste italiane, e se questi dati reggano la posizione di chi, da Roma, oggi chiede conto a Madrid.

Un agente della Guardia Civil spagnola davanti a un gruppo di migranti in acqua sulla spiaggia di Ceuta
Un agente della Guardia Civil davanti al gruppo di migranti arrivato sulla spiaggia di Ceuta.

Il quadro europeo: cosa dicono i dati Frontex

Secondo l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), tra gennaio e giugno 2026 gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’UE sono stati poco più di 49.000, in calo del 37% sullo stesso periodo del 2025. Quattro rotte su cinque sono in calo:

  • Mediterraneo orientale (Grecia, corridoio Libia-Creta): 16.643 ingressi, −20%, la rotta più trafficata del semestre.
  • Mediterraneo centrale (verso l’Italia): 14.300 ingressi, −52%, con la Libia sempre principale punto di partenza.
  • Rotta dell’Africa occidentale (Canarie, Spagna): 3.700 ingressi, −67%, il calo più marcato in assoluto.
  • Mediterraneo occidentale (Gibilterra, Spagna): unica rotta in aumento, 7.860 ingressi, +17%, trainata dall’Algeria verso le Baleari.

Italia e Spagna, arrivi a confronto

Italia Spagna
Sbarchi/arrivi irregolari 2025 66.296 36.775
Variazione 2025 vs 2024 −0,5% −42,6%
Ingressi irregolari totali 2021-2026 (Frontex) 478.600 234.760

Il dato quinquennale è quello più solido per rispondere alla domanda “chi pesa di più”: tra il 2021 e il 2026 l’Italia ha ricevuto oltre il doppio degli ingressi irregolari della Spagna. Il dato, va detto per correttezza, è stato reso pubblico dallo stesso Pedro Sánchez su X, in risposta alle accuse italiane — quindi va letto anche come argomento di parte in una disputa politica, per quanto la fonte primaria (Frontex) sia la stessa usata da entrambi i governi. Per contesto, nello stesso periodo sono transitate 340.600 persone lungo i Balcani occidentali e 259.800 attraverso la Grecia.

Il caso Ceuta (30 luglio 2026)

Centinaia di persone attraversano a nuoto e via terra il confine di Ceuta, sorvegliate dalle forze dell'ordine
L’attraversamento di massa del confine di Ceuta, 30 luglio 2026.

Il 30 luglio 2026, complice l’allentamento dei controlli marocchini per una festa nazionale, tra 50.000 e 60.000 persone hanno attraversato in 24 ore il confine tra Marocco e Ceuta. Il bilancio delle vittime è salito a 71 morti. Entro il 2 agosto, però, circa 73.500 persone erano già rientrate in Marocco: un solo giorno a Ceuta ha superato l’intero anno di arrivi irregolari in Spagna nel 2025, il che spiega la sproporzione tra impatto mediatico e peso reale sui flussi strutturali.

Un lungo corteo di persone cammina lungo la passeggiata sul confine di Ceuta
Nei giorni successivi, gran parte delle persone entrate a Ceuta è rientrata in Marocco.

Il nodo che i confronti sugli sbarchi non raccontano: dove vanno i migranti che arrivano in Italia?

Il numero di sbarchi dice solo dove le persone toccano terra, non dove restano. Ed è qui che il confronto Italia-Spagna si complica, perché l’Italia è da anni al centro di un’accusa specifica da parte di altri Paesi UE: quella di non trattenere e non registrare una parte consistente di chi sbarca, lasciando che prosegua verso Francia, Germania, Svizzera, Austria, Belgio e Paesi Bassi — i cosiddetti “movimenti secondari”, vietati dal regolamento di Dublino, secondo cui la domanda d’asilo va esaminata dal primo Paese UE d’ingresso.

I dati più dettagliati e verificabili su questo fronte risalgono al 2022-2023, ma la disputa politica è tutt’altro che archiviata:

  • Nel 2023 la Germania ha chiesto all’Italia il trasferimento di 15.479 “dublinanti” (richiedenti asilo transitati per l’Italia ma identificati sul suolo tedesco). L’Italia ne ha accettati solo 11.
  • Nello stesso periodo, su un accordo bilaterale che prevede il riconoscimento semplificato entro 24 ore, la Svizzera ha fermato circa 2.900 persone al confine meridionale in un mese (dicembre); l’Italia ne ha riprese solo 573, una media di 20 al giorno.
  • Il rapporto 2022 dell’Ufficio federale tedesco per le migrazioni (Bamf) rilevava che, su 151.277 migranti giunti in Germania per chiedere asilo, 101.000 (due terzi) non risultavano registrati in Eurodac, il database europeo delle impronte digitali che ogni Paese di primo ingresso è tenuto ad alimentare. Senza registrazione in Eurodac, il Paese di sbarco non può essere obbligato a riprendersi la persona.
  • A settembre 2023 la Germania ha sospeso “fino a nuovo avviso” la propria adesione al meccanismo volontario di solidarietà UE sui ricollocamenti, indicando esplicitamente come motivo il rifiuto italiano di riprendersi i dublinanti.
  • Nel novembre 2024 Francia e altri sei governi UE hanno inviato una lettera congiunta per chiedere un contrasto più efficace ai movimenti secondari; senza nominare esplicitamente l’Italia nel testo, il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin ha dichiarato che il regolamento di Dublino “difficilmente funziona più con alcuni Paesi, in particolare l’Italia”.

Non è stato possibile reperire, per questo articolo, dati altrettanto disaggregati e aggiornati al 2025-2026 sul tasso di accettazione italiano dei trasferimenti Dublino o sul tasso di mancata registrazione in Eurodac: è un limite che va segnalato esplicitamente, e la cifra più recente e verificabile resta quella del 2023. Ma la persistenza della disputa politica fino a fine 2024 — e le stesse tensioni riemerse in questi giorni con Francia e Germania che non hanno firmato la lettera anti-Spagna promossa dall’Italia — suggerisce che il nodo non sia stato risolto.

L’Italia non è un Paese marginale nelle richieste d’asilo

Un secondo elemento utile a inquadrare la posizione italiana riguarda le richieste d’asilo, cioè quante persone chiedono protezione effettivamente in Italia (a differenza degli sbarchi, che misurano solo l’arrivo fisico). Nel 2025, su circa 822.000 domande d’asilo presentate nell’UE (-19% sul 2024), la classifica per Paese è stata: Germania al primo posto, Francia stabile a 152.000, Spagna a 143.000 (-15%), Italia a 134.000 (-16%). In alcuni mesi specifici, però, l’Italia ha guidato la classifica assoluta: a luglio 2025 è risultata il primo Paese UE per domande presentate, e a novembre 2025 il 76% di tutte le prime richieste UE si è concentrato in quattro Paesi — Italia (12.195), Spagna (11.875), Francia (8.845) e Germania (8.740), con l’Italia in testa quel mese.

Questo significa che la narrazione per cui l’Italia sarebbe un mero “Paese di transito” abbandonato dal resto d’Europa nella gestione delle domande d’asilo è solo parzialmente corretta: nel computo annuale complessivo Germania, Francia e Spagna gestiscono numeri di domande pari o superiori a quelli italiani.

I rimpatri: la fotografia europea (Eurostat)

Anno 2025:

Indicatore Totale UE Italia Spagna
Ordini di lasciare il territorio 491.950 (+5,8%) 21.295 (4,0%) 53.700 (10,9%, 3° posto UE)
Rimpatri effettivi 135.460 (+20,9%) 4.780 non tra i primi 3
Tipo di rimpatrio 59,4% volontari / 40,6% forzati 100% forzati (unico caso UE) tra i Paesi con rimpatri interamente assistiti

Primo trimestre 2026:

Indicatore Totale UE Italia Primi 3 Paesi
Ordini di espulsione 108.475 (−12,8% su Q1 2025) 4.900 Francia 34.880, Germania 10.360, Spagna 9.275
Rimpatri effettivi 34.550 (+8,1% su Q1 2025) 1.900 Germania 7.300, Francia 3.775, Polonia 2.660

L’Italia emette meno di un quarto degli ordini di espulsione della Spagna e nel terzo trimestre 2025 aveva completato solo 1.110 rimpatri effettivi, molto meno di Germania, Francia, Svezia e Polonia. È però il secondo Paese UE (dopo la Danimarca) per quota di rimpatri forzati sul totale eseguito. Va segnalata una discrepanza tra fonti: il governo italiano ha comunicato pubblicamente cifre di rimpatri superiori a quelle Eurostat (5.414 nel 2024, 6.772 nel 2025, secondo fonti di stampa vicine all’esecutivo) rispetto ai 4.780 certificati da Eurostat per il 2025; per il confronto europeo qui si usano i dati Eurostat, armonizzati fra Stati membri. Va anche considerato che nel 2025 solo il 38% circa dei migranti maggiorenni sbarcati in Italia proveniva da uno dei Paesi “sicuri” UE, mentre il 62% da Paesi terzi dove le procedure di rimpatrio sono più complesse.

Lo scontro politico: Schengen sospesa, la lettera dei 22, il vertice UE

Dal 1° agosto 2026 l’Italia ha reintrodotto per un mese i controlli passaporti su voli e traghetti da e per la Spagna, definendola “sospensione di Schengen”. Meloni ha parlato di “misura straordinaria per la sicurezza nazionale”; Sánchez ha risposto che “solidarietà ed empatia sono opzionali, il rispetto dei trattati no”. Una lettera promossa da Italia e Danimarca, firmata da 22 Paesi UE, sostiene che la sanatoria spagnola di gennaio 2026 (che riguarda solo persone già presenti prima del 31 dicembre 2025, non nuovi arrivi) rischi di creare un “effetto attrazione”. Spagna e Francia non hanno firmato.

Un fact-check di Pagella Politica (31 luglio 2026) ha rilevato un problema di fondo nell’iniziativa italiana: la Spagna non confina con l’Italia, quindi non si può tecnicamente “sospendere Schengen” con essa — al massimo si possono reintrodurre controlli temporanei, che per essere legittimi devono rispondere a una minaccia grave, essere proporzionati, costituire l’ultima opzione possibile ed essere notificati alla Commissione UE. L’Italia, secondo l’analisi, non ha dimostrato un aumento dei flussi migratori specificamente tra Spagna e Italia — la condizione che renderebbe la misura legalmente solida.

Per martedì 4 agosto 2026 è convocata a Bruxelles una riunione d’urgenza dei ministri dell’Interno UE.

Può l’Italia dare lezioni morali all’Europa sull’immigrazione clandestina?

I dati raccolti in questo articolo permettono una risposta articolata, non un verdetto netto in un senso o nell’altro.

L’argomento a favore della posizione italiana è reale: con 478.600 ingressi irregolari nel 2021-2026, l’Italia ha sopportato il carico più pesante fra tutti i Paesi UE, quasi il doppio della Spagna. Chi gestisce il punto di primo approdo affronta oggettivamente più pressione — sui centri di accoglienza, sulle procedure, sull’opinione pubblica — di chi si limita a discutere di regole a distanza.

Ma proprio perché l’Italia rivendica questo ruolo di “Paese di frontiera” più esposto, gli stessi dati mostrano che la sua gestione di quel ruolo è tutt’altro che esemplare, e che le critiche che oggi rivolge a Madrid sono state rivolte a Roma, con toni simili, da diversi governi europei negli ultimi anni. L’Italia ha accettato solo 11 delle 15.479 richieste di trasferimento Dublino avanzate dalla Germania nel 2023; ha ripreso in media 20 persone al giorno su un flusso ben più ampio segnalato dalla Svizzera; è stata indicata dal rapporto Bamf come il Paese da cui proveniva la quota maggiore di richiedenti asilo non registrati in Eurodac; ha spinto la Germania a sospendere un meccanismo di solidarietà europea nel 2023 proprio per questo motivo; ed è stata bersaglio di una lettera di sette governi nel novembre 2024 sullo stesso tema. Sul fronte dei rimpatri, pur avendo la retorica più dura, esegue meno di un quarto degli ordini di espulsione della Spagna e una frazione dei rimpatri effettivi di Germania e Francia. E la stessa mossa con cui accusa oggi la Spagna — la sospensione di Schengen — è giudicata da un fact-checking indipendente giuridicamente debole, perché non supportata da prove di un flusso migratorio diretto tra i due Paesi.

In altre parole: l’Italia può legittimamente rivendicare di essere il Paese UE più esposto in termini di arrivi fisici. Ma la stessa mole di dati che sostiene questa rivendicazione mostra anche un Paese che, per anni, è stato accusato dai propri partner europei — non solo dalla Spagna — di scaricare parte della gestione di quella pressione sugli altri Stati membri attraverso la mancata registrazione e il mancato rispetto delle regole di Dublino. Questo non rende le critiche italiane alla Spagna infondate in sé, ma indebolisce la posizione di chi le formula come giudice morale, quando sullo stesso terreno — rispetto delle regole comuni europee — il proprio record è esso stesso oggetto di contestazione da anni.


Fonti

Nota metodologica: i dati sui movimenti secondari e sul tasso di accettazione italiano dei trasferimenti Dublino, più dettagliati e disponibili pubblicamente, risalgono al 2022-2023; non sono stati reperiti aggiornamenti disaggregati altrettanto precisi per il 2025-2026, ed è un limite di questo articolo segnalato esplicitamente nel testo.

Immagini: fornite dalla redazione, relative agli eventi del confine di Ceuta del 30 luglio 2026.

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